Dipendenti Ufficiali di Anagrafe e Stato Civile Ufficiali d’anagrafe, uomini, caporali e non solo... riflessioni mentre ci si associa
Lunedì, 06-02-2012
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Ufficiali d’anagrafe, uomini, caporali e non solo... riflessioni mentre ci si associa

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Lunedì 09 Febbraio 2009 23:22

Vogliamo, come Antigene,  calarci nel vivo dei problemi dei  dipendenti e degli utenti dei servizi pubblici locali,  seguendo alcune linee guida:

  1. partire dagli interessi legittimi dei dipendenti, ovunque collocati, per chiarirli e farli rispettare;
  2. riferirli agli  assetti organizzativi generali per verificarne coerenza, efficienza, legittimità;
  3. motivarli  ed orientarli nel riconoscimento degli interessi più generali  di utenza-cittadinanza
  4. non “burocratizzare” mai le professioni, gli assetti organizzativi, le funzioni, i ruoli poiché non esistono  scissi dalla componente umana che è data dalla persone e dai loro contesti.

In questo senso abbiamo analizzato sotto diversi punti di vista il problema della professionalità degli addetti ai servizi d’anagrafe di stato civile dei Comuni. 
In  riferimento al modo in cui si è andata negli anni strutturando la competenza statale, delegata ai Comuni in materia di anagrafe, stato civile, statistica, servizi elettorali, cominceremo ad esprimere le nostre preoccupate valutazioni in altri approfondimenti.

Quello di cui vogliamo parlare qui ,  in questa prima nostra esperienza   sul rilievo del mancato riconoscimento delle mansioni superiori  agli  ufficiali d’anagrafe di stato civile , è  riferito al tipo di  contatti stabiliti con loro in questi mesi. Ci siamo, infatti,  fatti promotori di una diffida che, partita da Roma, si sta diffondendo ai Comuni italiani. La diffida è pubblicata sul sito, pertanto ci risparmiamo di riportarne i contenuti specifici. 
Ci interessa invece qui  condividere alcune riflessioni legate a questa esperienza associativa.
Registriamo , da un lato ,l’adesione di molti dipendenti  che hanno colto al volo l’occasione  di analizzare insieme le loro deleghe,  responsabilità  e funzioni  a fronte di quello che viene loro riconosciuto nell’ambito della categoria contrattuale, della gerarchia organizzativa e dei compensi.   Registriamo anche l’opposizione di molti altri che, invece , si sono dichiarati del tutto disinteressati. Alcuni, addirittura infastiditi.
Abbiamo cercato di  chiarire i motivi  di atteggiamenti tanto diversi  ma non è per niente semplice.
Cerchiamo, comunque, di capire:  
non succede spesso che sia data  ai dipendenti l’ occasione  di discutere sull’ambito in cui operano.
Avviene che si ritrovino  con un ordine di servizio , collocati in un settore,   senza che nessuno si dia la briga di spiegare esattamente cosa ciò comporti. In genere, all’inizio,  si  guardano  intorno disorientati,  sperando che qualche anima buona  dica  loro  cosa c’è da fare .Man mano  si inseriscono  in rapporti prestabiliti , con modalità abbastanza arbitrarie e differenziate  di approccio al lavoro,  di svolgimento del ruolo professionale  e di  resa personale .
Come a scuola, in ogni ufficio c’è il  “secchione”  che si da da fare per documentarsi più degli altri, che è più presente, che si responsabilizza rispetto ai problemi, che aiuta tutti a risolverli,che insomma da il tono. Senza di lui l’anarchia. A volte è un intero gruppo a svolgere questa funzione . A volte è il “responsabile”, a volte , nessuno.
Non c’è una regola. Organizzazione e rendimento sia individuale che di gruppo   sono fenomeni accidentali , non rilevati da nessuna struttura. Parlare di profilo professionale  in questi contesti apre una gamma di capacità  di autoformazione , iniziativa, rendimento molto estesa e mai monitorata.
Come meravigliarci allora  se la risposta dei dipendenti sui loro interessi  professionali legittimi è stata tanto differenziata?
Quelli, per fortuna molti, che hanno sviluppato autonomamente competenze e responsabilità, sapevano già o  hanno fatto lo sforzo di chiarire  di cosa si  stesse parlando quando ci  si riferiva a deleghe attribuite, complessità di procedimenti,  responsabilità esercitate ,  mancato riconoscimento del ruolo, delle prestazioni svolte, della professionalità acquisita,  dei compensi economici dovuti.
Un po’ più di fatica hanno dovuto compierla   rispetto alla comprensione dell’ intreccio delle   norme legislative  e  contrattuali  che si sono andate definendo nel tempo,  senza troppo sforzo da parte delle amministrazioni o dei sindacati di chiarirle e praticarle a fondo. Un esempio per tutti ? Il responsabile del procedimento. Provate a chiedere in giro chi è. Noi lo abbiamo  fatto  per i procedimenti d’anagrafe e di stato civile. Nessuno ci  ha risposto.
Comunque, con un po’ di sollecitazioni , il dibattito e l’approfondimento è partito e si stanno intrecciando telefonate e mail con  richieste di chiarimento, contributi di approfondimento,  proposte organizzative.   
Altri, i  deresponsabilizzati, abituati da sempre al minimo sindacale, trainati da un grigio tran tran burocratico in un limbo di funzioni  ripetitive, parcellizzate, anodine, non hanno niente da dire, da rivendicare, da valorizzare. Continuano a restare in disparte, blindati rispetto a qualsiasi  approccio, a qualsiasi motivazione  del loro rifiuto.
“ Non ci interessa. ” dicono  e chiudono la comunicazione.
Messi di fronte ai contenuti del loro profilo professionale non vi si riconoscono  dato che nessuno glie li ha mai chiariti  e loro li hanno mai completamente esercitati, abbandonati nel  loro quieto vivere.
E qui, insieme al più basso  approccio professionale , va di pari passo la più assoluta delega  di responsabilità . Quì si ha  un bisogno compulsivo  di un capo, un capo qualunque che,  nel principio di deresponsabilizzazione collettiva, pensi per tutti o almeno finga di farlo. Qui  non vale la professionalità  ma solo il rango gerarchico. Infatti le categorie professionali , al fuori di qualsiasi approccio a valenza tecnica-specialistica sono solo una scala che va dal B al C al D  fino alla dirigenza, senza altra connaturazione se non quella dello scivoloso   piolo di ascesa.
Non pensiamo assolutamente che con loro non ci sia niente da fare. Al contrario, sono il vero banco di prova di qualsiasi  associazione credibile e di qualsiasi reale cambiamento. Senza di loro, almeno di una buona parte, non si modifica niente. Ma non arriveranno di corsa. E allora, con pazienza, bisognerà loro malgrado  insistere  a coinvolgerli. Alla fine , si spera, capiranno che è suicida continuare così.
Ci siamo imbattuti anche in molti delusi. Gente , spesso  capace e mobizzata che ha provato per anni a modificare qualcosa  in strutture rigide, non comunicanti,  votate a un deprimere sul  conformismo di regole formali , gerarchicamente autistiche, qualsiasi volonterosa proposta, qualsiasi generoso  contributo.  Data anche l’età matura della maggioranza dei pubblici dipendenti, comprendiamo. E’ davvero un’ardua prova di sopravvivenza umana non soccombere. Ci meraviglia, anzi, che tanti, attivando riserve preziose di dignità umana  e professionale, siano riusciti a resistere individualmente , o a gruppi, o in interi settori. Ma cogliere  il  senso acutissimo di sconfitta e di


totale sfiducia  dei tanti, che pur ci hanno creduto e speso energie  per  modificare  quest’universo amministrativo appiattito e   debilitato , agitato da tanti falsi proclami di rinnovamento mai attuati, è un’altra di quelle cose che ci costringe a riflettere.
Perché sia accaduto ci porterebbe troppo fuori  dal seminato. Ognuno si dia le  proprie risposte.
Per quanto ci riguarda, ci sentiamo solo di dire che nessuna sconfitta rimane tale se ci si dà la possibilità di riprovare, insieme, oltre la delusione e le chiusure che questa comporta. 
Abbiamo anche testato il nostro primo approccio con le Associazioni professionali.
A questo proposito dobbiamo dire che alcuni contatti preliminari con l’ANUSCA, denotavano da parte nostra una ruvidezza nella proposizione dei contenuti  che ad  un’Associazione di lungo corso come l’ANUSCA, abituata a calibrare i toni, poteva sembrare eccessiva. Potevano, tra l’altro ingenerarsi confusioni nella lettura dei diversi ruoli e finalità associative, che in questo mondo marcano spesso ostilità  e competizioni al massacro che non giovano a nessuno. Tanto meno agli associati. D’altra parte, alcune prese di posizione dell’ANUSCA, a nostro parere un po’ troppo felpate su problemi della categoria da troppo tempo disattesi , rischiavano di  innescare   titubanze e diffidenze da parte nostra. Malgrado queste difficoltà  iniziali, dobbiamo registrare con soddisfazione il profilarsi di un’intesa  su alcune sinergie, che , nella distinzione dei ruoli , può contribuire in maniera forte al raggiungimento di risultati importanti per il riconoscimento del lavoro e della professionalità degli ufficiali d’anagrafe e stato civile e  per la necessaria riorganizzazione  e riqualificazione del settore.
Beh, per concludere, sempre in modo provvisorio: l’associarsi richiede  tante chiavi di lettura con le quali aprire  con pazienza e tenacia   le porte e, a  volte, forzare le serrature.

 

 

Commenti 

 
0 #7 Office 2010 2011-07-02 11:08
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0 #6 Copy Watches 2011-02-23 12:03
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0 #5 claudio 2009-10-06 19:20
Certo che stanno a vedere, stanno a vedere dove si andrà a parare!
Per indanto non mollano le loro posizioni organizzative del nulla, se ne vanno in trasferta a spese dei loro enti e lasciano negli uffici i soliti che si sbattono tra cittadini ed emoticons...
Parliamone insieme... sono già parecchi quelli che "stanno preoccupati"!!!
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+1 #4 Antonietta 2009-10-03 09:22
vedo che quest'associazione Antigene, per la prima volta cerca da mesi di fare con serietà gli interessi dei dipendenti insieme a quelle delle pubbliche amministrazioni e finora secondo me non ha sbagliato un colpo ed è riuscita a organizzare parecchia gente , me compresa e iniziative giuste.
Ma vedo pure che tante formiche continuano a "farsi gli affari loro" chiuse nei loro formicai. Ho parlato con tanti per convincerli a muoversi insieme a noi ma preferiscono mandarci avanti per vedere se ci riusciamo a raggiungere i risultati e solo a questo punto salire sul carro, magari delle DEE e delle Anusche o dei sindacati furboni che cerceranno di prendersi il merito. Ve lo dico di cuore: questo atteggiamento è ingiusto verso i colleghi che si stanno battendo, verso Antigene che le sta organizzando e verso la vostra dignità di lavoratori. Ed è anche sbagliato perchè ci indeboliscs tutti. SVEGLIATEVI!Org anizzaimoci insieme
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0 #3 claudio 2009-09-06 21:44
Ma chi li stana quelli?
Sono già lì con la valigia pronta per Riccione e per Chianciano.
Dobbiamo riconoscere che le associazioni ci tutelano parecchio.
Soprattutto garantiscono - ad alcuni - quasi una settimana di vacanza (pagata dal Comune)... in più!!!
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0 #2 paola 2009-07-02 16:26
wwww.demografici.it
www.anusca.it
www.deaweb.org
... altrettante tane dalle quali emerge lo scontento e il malessere percepito.
Potrebbe essere interessante stanare le tane con le annesse formiche!
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+2 #1 una formica operaia 2009-03-01 21:36
E' arrivata finalmente l' ora di affrontare seriamente il grosso problema delle identità professionali,d elle competenze,dei diritti e dei doveri di chi ordina e di chi obbedisce, e di che veramente....percepisce. :woohoo:
Sperando di non essere l unico salvagente di una nave che sta affondando,salv iamoci e salviamo il salvabile care formiche operaie. Lo sfascio è stato operato non certo da noi,ma credo che questa scialuppa di salvataggio sia arrivata al momento giusto perchè proprio non ce la facciamo più. :sad:
Ebbene apriamo insieme la porta della verità,quella verità che chi lavora conosce bene, superiamo le barriere di appartenenza, solo così riusciremo a fare chiarezza e a rendere fluida la pubblica amministrazione ,che come sappiamo,ad ogni cambio della guardia nomina e romina "direttori scagnozzi" :evil: che a loro volta si organizzazione in tal senso creando confusione e rigida burocrazia,perc hè poi di fatto si sa nulla va cambiato. Credo possiamo trovare insieme l anticorpo giustio per sconfiggere chi vuole farci morire di una male così esterno a noi. ;-)
BUON LAVORO A TUTTI
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Vi sara' capitato, gironzolando per certe citta' e frequentandone gli uffici pubblici, di avvertire un’aria viziata che non si stempera nemmeno aprendo le finestre. Quel non so che di chiuso, di stantio tipico dei posti trascurati se non in abbandono, malgrado la massiccia frequentazione e l‘affannato affaccendarsi. Qualcuno se ne sara' accorto tornando dall’estero e rimarcando la differenza di ossigenazione al suo rientro ...