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Vogliamo, come Antigene, calarci nel vivo dei problemi dei dipendenti e degli utenti dei servizi pubblici locali, seguendo alcune linee guida:
- partire dagli interessi legittimi dei dipendenti, ovunque collocati, per chiarirli e farli rispettare;
- riferirli agli assetti organizzativi generali per verificarne coerenza, efficienza, legittimità;
- motivarli ed orientarli nel riconoscimento degli interessi più generali di utenza-cittadinanza
- non “burocratizzare” mai le professioni, gli assetti organizzativi, le funzioni, i ruoli poiché non esistono scissi dalla componente umana che è data dalla persone e dai loro contesti.
In questo senso abbiamo analizzato sotto diversi punti di vista il problema della professionalità degli addetti ai servizi d’anagrafe di stato civile dei Comuni. In riferimento al modo in cui si è andata negli anni strutturando la competenza statale, delegata ai Comuni in materia di anagrafe, stato civile, statistica, servizi elettorali, cominceremo ad esprimere le nostre preoccupate valutazioni in altri approfondimenti.
Quello di cui vogliamo parlare qui , in questa prima nostra esperienza sul rilievo del mancato riconoscimento delle mansioni superiori agli ufficiali d’anagrafe di stato civile , è riferito al tipo di contatti stabiliti con loro in questi mesi. Ci siamo, infatti, fatti promotori di una diffida che, partita da Roma, si sta diffondendo ai Comuni italiani. La diffida è pubblicata sul sito, pertanto ci risparmiamo di riportarne i contenuti specifici. Ci interessa invece qui condividere alcune riflessioni legate a questa esperienza associativa. Registriamo , da un lato ,l’adesione di molti dipendenti che hanno colto al volo l’occasione di analizzare insieme le loro deleghe, responsabilità e funzioni a fronte di quello che viene loro riconosciuto nell’ambito della categoria contrattuale, della gerarchia organizzativa e dei compensi. Registriamo anche l’opposizione di molti altri che, invece , si sono dichiarati del tutto disinteressati. Alcuni, addirittura infastiditi. Abbiamo cercato di chiarire i motivi di atteggiamenti tanto diversi ma non è per niente semplice. Cerchiamo, comunque, di capire: non succede spesso che sia data ai dipendenti l’ occasione di discutere sull’ambito in cui operano. Avviene che si ritrovino con un ordine di servizio , collocati in un settore, senza che nessuno si dia la briga di spiegare esattamente cosa ciò comporti. In genere, all’inizio, si guardano intorno disorientati, sperando che qualche anima buona dica loro cosa c’è da fare .Man mano si inseriscono in rapporti prestabiliti , con modalità abbastanza arbitrarie e differenziate di approccio al lavoro, di svolgimento del ruolo professionale e di resa personale . Come a scuola, in ogni ufficio c’è il “secchione” che si da da fare per documentarsi più degli altri, che è più presente, che si responsabilizza rispetto ai problemi, che aiuta tutti a risolverli,che insomma da il tono. Senza di lui l’anarchia. A volte è un intero gruppo a svolgere questa funzione . A volte è il “responsabile”, a volte , nessuno. Non c’è una regola. Organizzazione e rendimento sia individuale che di gruppo sono fenomeni accidentali , non rilevati da nessuna struttura. Parlare di profilo professionale in questi contesti apre una gamma di capacità di autoformazione , iniziativa, rendimento molto estesa e mai monitorata. Come meravigliarci allora se la risposta dei dipendenti sui loro interessi professionali legittimi è stata tanto differenziata? Quelli, per fortuna molti, che hanno sviluppato autonomamente competenze e responsabilità, sapevano già o hanno fatto lo sforzo di chiarire di cosa si stesse parlando quando ci si riferiva a deleghe attribuite, complessità di procedimenti, responsabilità esercitate , mancato riconoscimento del ruolo, delle prestazioni svolte, della professionalità acquisita, dei compensi economici dovuti. Un po’ più di fatica hanno dovuto compierla rispetto alla comprensione dell’ intreccio delle norme legislative e contrattuali che si sono andate definendo nel tempo, senza troppo sforzo da parte delle amministrazioni o dei sindacati di chiarirle e praticarle a fondo. Un esempio per tutti ? Il responsabile del procedimento. Provate a chiedere in giro chi è. Noi lo abbiamo fatto per i procedimenti d’anagrafe e di stato civile. Nessuno ci ha risposto. Comunque, con un po’ di sollecitazioni , il dibattito e l’approfondimento è partito e si stanno intrecciando telefonate e mail con richieste di chiarimento, contributi di approfondimento, proposte organizzative. Altri, i deresponsabilizzati, abituati da sempre al minimo sindacale, trainati da un grigio tran tran burocratico in un limbo di funzioni ripetitive, parcellizzate, anodine, non hanno niente da dire, da rivendicare, da valorizzare. Continuano a restare in disparte, blindati rispetto a qualsiasi approccio, a qualsiasi motivazione del loro rifiuto. “ Non ci interessa. ” dicono e chiudono la comunicazione. Messi di fronte ai contenuti del loro profilo professionale non vi si riconoscono dato che nessuno glie li ha mai chiariti e loro li hanno mai completamente esercitati, abbandonati nel loro quieto vivere. E qui, insieme al più basso approccio professionale , va di pari passo la più assoluta delega di responsabilità . Quì si ha un bisogno compulsivo di un capo, un capo qualunque che, nel principio di deresponsabilizzazione collettiva, pensi per tutti o almeno finga di farlo. Qui non vale la professionalità ma solo il rango gerarchico. Infatti le categorie professionali , al fuori di qualsiasi approccio a valenza tecnica-specialistica sono solo una scala che va dal B al C al D fino alla dirigenza, senza altra connaturazione se non quella dello scivoloso piolo di ascesa. Non pensiamo assolutamente che con loro non ci sia niente da fare. Al contrario, sono il vero banco di prova di qualsiasi associazione credibile e di qualsiasi reale cambiamento. Senza di loro, almeno di una buona parte, non si modifica niente. Ma non arriveranno di corsa. E allora, con pazienza, bisognerà loro malgrado insistere a coinvolgerli. Alla fine , si spera, capiranno che è suicida continuare così. Ci siamo imbattuti anche in molti delusi. Gente , spesso capace e mobizzata che ha provato per anni a modificare qualcosa in strutture rigide, non comunicanti, votate a un deprimere sul conformismo di regole formali , gerarchicamente autistiche, qualsiasi volonterosa proposta, qualsiasi generoso contributo. Data anche l’età matura della maggioranza dei pubblici dipendenti, comprendiamo. E’ davvero un’ardua prova di sopravvivenza umana non soccombere. Ci meraviglia, anzi, che tanti, attivando riserve preziose di dignità umana e professionale, siano riusciti a resistere individualmente , o a gruppi, o in interi settori. Ma cogliere il senso acutissimo di sconfitta e di
totale sfiducia dei tanti, che pur ci hanno creduto e speso energie per modificare quest’universo amministrativo appiattito e debilitato , agitato da tanti falsi proclami di rinnovamento mai attuati, è un’altra di quelle cose che ci costringe a riflettere. Perché sia accaduto ci porterebbe troppo fuori dal seminato. Ognuno si dia le proprie risposte. Per quanto ci riguarda, ci sentiamo solo di dire che nessuna sconfitta rimane tale se ci si dà la possibilità di riprovare, insieme, oltre la delusione e le chiusure che questa comporta. Abbiamo anche testato il nostro primo approccio con le Associazioni professionali. A questo proposito dobbiamo dire che alcuni contatti preliminari con l’ANUSCA, denotavano da parte nostra una ruvidezza nella proposizione dei contenuti che ad un’Associazione di lungo corso come l’ANUSCA, abituata a calibrare i toni, poteva sembrare eccessiva. Potevano, tra l’altro ingenerarsi confusioni nella lettura dei diversi ruoli e finalità associative, che in questo mondo marcano spesso ostilità e competizioni al massacro che non giovano a nessuno. Tanto meno agli associati. D’altra parte, alcune prese di posizione dell’ANUSCA, a nostro parere un po’ troppo felpate su problemi della categoria da troppo tempo disattesi , rischiavano di innescare titubanze e diffidenze da parte nostra. Malgrado queste difficoltà iniziali, dobbiamo registrare con soddisfazione il profilarsi di un’intesa su alcune sinergie, che , nella distinzione dei ruoli , può contribuire in maniera forte al raggiungimento di risultati importanti per il riconoscimento del lavoro e della professionalità degli ufficiali d’anagrafe e stato civile e per la necessaria riorganizzazione e riqualificazione del settore. Beh, per concludere, sempre in modo provvisorio: l’associarsi richiede tante chiavi di lettura con le quali aprire con pazienza e tenacia le porte e, a volte, forzare le serrature.
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Commenti
Per indanto non mollano le loro posizioni organizzative del nulla, se ne vanno in trasferta a spese dei loro enti e lasciano negli uffici i soliti che si sbattono tra cittadini ed emoticons...
Parliamone insieme... sono già parecchi quelli che "stanno preoccupati"!!!
Ma vedo pure che tante formiche continuano a "farsi gli affari loro" chiuse nei loro formicai. Ho parlato con tanti per convincerli a muoversi insieme a noi ma preferiscono mandarci avanti per vedere se ci riusciamo a raggiungere i risultati e solo a questo punto salire sul carro, magari delle DEE e delle Anusche o dei sindacati furboni che cerceranno di prendersi il merito. Ve lo dico di cuore: questo atteggiamento è ingiusto verso i colleghi che si stanno battendo, verso Antigene che le sta organizzando e verso la vostra dignità di lavoratori. Ed è anche sbagliato perchè ci indeboliscs tutti. SVEGLIATEVI!Org anizzaimoci insieme
Sono già lì con la valigia pronta per Riccione e per Chianciano.
Dobbiamo riconoscere che le associazioni ci tutelano parecchio.
Soprattutto garantiscono - ad alcuni - quasi una settimana di vacanza (pagata dal Comune)... in più!!!
www.anusca.it
www.deaweb.org
... altrettante tane dalle quali emerge lo scontento e il malessere percepito.
Potrebbe essere interessante stanare le tane con le annesse formiche!
Sperando di non essere l unico salvagente di una nave che sta affondando,salv iamoci e salviamo il salvabile care formiche operaie. Lo sfascio è stato operato non certo da noi,ma credo che questa scialuppa di salvataggio sia arrivata al momento giusto perchè proprio non ce la facciamo più. :sad:
Ebbene apriamo insieme la porta della verità,quella verità che chi lavora conosce bene, superiamo le barriere di appartenenza, solo così riusciremo a fare chiarezza e a rendere fluida la pubblica amministrazione ,che come sappiamo,ad ogni cambio della guardia nomina e romina "direttori scagnozzi" :evil: che a loro volta si organizzazione in tal senso creando confusione e rigida burocrazia,perc hè poi di fatto si sa nulla va cambiato. Credo possiamo trovare insieme l anticorpo giustio per sconfiggere chi vuole farci morire di una male così esterno a noi. ;-)
BUON LAVORO A TUTTI