Se Renato ha deluso anche Pietro … |
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| Lunedì 22 Giugno 2009 14:14 |
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E invece niente, siamo allo scazzo. Nel commentare lo schema del decreto delegato sul lavoro pubblico, Pietro si sfoga amareggiato: “ Nell’autunno scorso riconobbi al ministro Brunetta coraggio e determinazione nell’affrontare la questione dell’efficienza degli apparati burocratici dello Stato e degli Enti Locali. Con la stessa franchezza e senza alcuno spirito di parte, registro oggi il suo cedimento alle resistenze che gli sono opposte dall’interno del suo stesso governo e da una parte degli apparati ministeriali”. E così , constata Pietro, niente “garante nazionale della valutazione della quantità e qualità dei servizi pubblici”, “sostituito da una grigia commissione ministeriale” “priva di qualsiasi potere sanzionatorio o di interdizione”; “scompare l’azione collettiva di cui i cittadini avrebbero potuto avvalersi per denunciare gli inadempienti della P.A. “, si esenta l’amministrazione della presidenza del Consiglio da qualsiasi trasparenza”. No,è troppo anche per Pietro che fremente esclama : Renato ha tradito lo spirito della sua riforma e quindi, come aveva preannunciato che avrebbe fatto in caso di fallimento, deve dimettersi. Altrimenti “ deve una spiegazione…Siamo in molti ad attenderla con vivo interesse” . Ma Renato , “lievemente sorpreso” ribatte con lettera del 20 giugno: “ Riformare è operazione difficile, che impone di tener dritta la barra, ma anche di evitare gli ostacoli e mal si concilia con il capriccioso narcisismo . Una riforma può andare in porto e dare frutti solo se viene inserita armonicamente in un contesto procedurale e amministrativo , di cui tutti riconoscono la complessità.” Come si possa fare una riforma, “evitando gli ostacoli” è cosa che sfugge alla nostra comprensione e quell’armonioso poggiarla come una tenera piantina sul grottesco “ contesto procedurale e amministrativo” , è cosa che stride con quel virile “tener la barra dritta” e con la nostra esperienza del “contesto”. E confessiamo di essere un po’ imbarazzati da questo scambio epistolare tra disillusione e stizza dato che noi, anche non frequentando le stanze ministeriali, ce ne eravamo accorti da tempo che questa “riforma” manca di braccia , di gambe e di testa. Peccato che Ichino non ci legga perchè un consiglio ci sentiremmo di darglielo: cerchi , piuttosto che prendersela tanto col povero Renato, di capire un po’ meglio chi è che rema contro l’efficienza e la trasparenza della pubblica amministrazione dato che questa volta i fannulloni non possono essere chiamati in causa . Noi qualche idea ce la siamo fatta. E torneremo ad occuparci dello schema del decreto attuativo della L. 15/09 e del “contesto”, senza “capricciosi narcisismi” ma molto preoccupati per quel che sta bollendo nel calderone infernale della pubblica amministrazione. Lo faremo senza demonizzare Brunetta, ritenendolo un ingrediente e non il cuoco della mistura. |











La lettera inviata da Pietro Ichino venerdì 19 giugno al Corriere ci coinvolge nella fine della sua love story con Renato Brunetta , lasciandoci meditare sullo smorzarsi delle passioni e sull’ amarezza dei tradimenti. Assistere alla fine di un amore procura sempre un’ immensa tristezza. E dire che Pietro e Renato , per tirare fuori dalle secche dei fannulloni il pubblico impiego, avevano costituito una coppia solida. Una di quelle che si guardano con ammirazione, perché come Romeo e Giulietta, pur essendo di parti avverse , malgrado gli insulti e i continui dissapori delle famiglie , continuavano a frequentarsi e a collaborare come niente fosse. Due corpi e un’anima concordi sulla necessità e sui metodi della riforma della P.A. In tempi di ciniche contrapposizioni , questa fraterna intesa bipartisan facevano bene al cuore. 




Commenti
Semplicemente facendo finta di niente. Ma allora di quale "riforma" vai blaterando? " Ma mi faccia il piacere !" direbbe Totò.
Dei politici che continuano a farsi gli affari loro alle spalle dei contribuenti? Dei costruttori che cementano le città e congestionano il traffico con due lire di oneri concessori? Dei manager delle municipalizzate in eterno deficit ? Dei dirigenti che continuano a far passare bilanci truccati e spese incontrollate pur di incassare lo stipendio maggiorato? Del suo appannaggio da finto riformatore? Che indecenza vedere il nostro paese che va a rotoli mentre questi continuano a "riformare".