La Pubblica Amministrazione nella tempesta della crisi |
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| Mercoledì 03 Novembre 2010 13:39 |
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Ultime in ordine di approvazione:
- la legge delega sul federalismo fiscale (legge 42/09); Federalismo e riforma della finanza locale Il tutto da raggiungere attraverso una Fase transitoria atta a garantire: attraverso: L’attuazione progressiva delle leggi deve quindi anche essere compatibile con gli impegni finanziari assunti con il patto europeo di stabilità e crescita e conseguita attraverso le maggiori risorse finanziarie rese disponibili a seguito della riduzione delle spese. Mettersi di traverso a propositi così sacrosanti con la rivendicazione dei vecchi e perniciosi assetti sarebbe cosa assolutamente disdicevole per tutti gli attori coinvolti nella partita : amministratori, dirigenti, sindacati. E infatti da quelle parti, eccettuata qualche scaramuccia su aspetti collaterali, non si sono sollevate questioni di spessore. Così il pachiderma della P.A. avanza nella sua riforma,demolendo il precedente, precario assetto senza che al momento si disponga di quello nuovo. In questo interregno però si comincia ad avvertire un disorientamento sempre più marcato e l’approfondimento delle singole leggi rischia di portarci ancor di più fuori strada . Abbiamo infatti provato a rifarci alle cosidette “fonti” e a vari commentari ma il tutto è talmente confuso, spezzettato, rimandato, demandato, emendato che non se ne viene a capo. Preferiamo allora fidarci di alcuni “segnalatori” che in genere non vengono mai ricompresi nella materia, pur essendone la “carne e il sangue”: 1.la Pubblica Amministrazione Strano a dirsi ma il mondo della P. A, invece di rendersi partecipe del proprio cambiamento, se n’ è dichiarata fuori , ostentando una sua ferrea autisticità difficile da decifrare. Parliamo dei tanti Centri Studio, delle Scuole di alta direzione, delle Associazioni dei dirigenti, dell’ANCI, dello stesso Ministero per l’innovazione e la Pubblica Amministrazione dei quali non è dato sapere quale modello di P.A.perseguano .Del resto, da sempre l’amministrazione della cosa pubblica si basa non tanto su una visione complessiva, strategica, una sua “mission”, bensì su una “autoregolazione” che risponde ad interessi selezionati via via dai gruppi di potere economico/finanziario , mediati dalle rappresentanze politiche e da queste affidate con occhiuto controllo all’”autonomia” gestionale della dirigenza . Già questo schema presuppone quindi un’”eccentricità” che sposta i veri centri decisionali dalle sedi istituzionali formalmente delegate, alle vere sedi esterne all’amministrazione, nelle quali le decisioni vengono effettivamente assunte. Quindi tutto quello che riguarda il funzionamento degli apparati pubblici , riguarda la Pubblica Ammnistrazione “di risulta” essendo ricettrice passiva di stimoli altrimenti dislocati. In questo senso non è avvertita la minima pulsione al dibattito, al confronto interno-esterno , alla denuncia, alla proposta., ma solo la cieca conformità all’assunzione dell’altrui input. Di qui la passione sfrenata per il codicillo, la forma, ma mai per la sostanza dell’agire amministrativo. Come nell’esercito, vige una sola reazione agli stimoli: “obbedisco”. Fuori da ogni altra opzione , l’obbedire va però ricondotto solo alla deresponsabilizzazione fondata sul quieto vivere e sullo scambio autarchico di prebende e favori , quando non sulla corruzione. Al suo interno si annidano i vizi e le disfunzioni più profonde di un apparato che non avendo in sé le proprie logiche , può non entrare nel merito del suo operare in quanto solo “obbediente”. Da questa parte allora, cos’ì com’è messa , non ci si può aspettare granchè. Proviamo a guardare altrove. La cittadinanza Sulla cittadinanza, sempre evocata come destinataria, se ne sa veramente poco; che subito archiviata nella sua definizione geografica comunale, provinciale , regionale , resta appunto una mera “espressione geografica”. Ultimamente si va puntando sempre più su una mega classificazione : “settentrionale” da contrapporre a “meridionale”. Classificazione che se ha ragion d’essere, continua a restare molto poco esplorata e quindi, nella sua ambiguità , passibile di pericolose volgarizzazioni. Sorge a tal proposito una preoccupazione sui destini della perequazione e sulla natura dei servizi minimi garantiti ( vedasi per esempio il servizio della spazzatura che nella sua connaturazione territoriale trova modalità di svolgimento assolutamente “sperequate) Altri, interessanti esempi potrebbero riguardare lo stato delle condotte idriche, efficienza e costi connessi. Ma per non disperderci, il problema a questo proposito, al di là dei ragguagli legislativi, ci sembra sia quello relativo a una possibile riforma del welfare (rete integrata di servizi e prestazioni pubbliche gratutite o a prezzi sostenibili corrisposta a fronte di congruo prelievo fiscale). Assunto che quello attuale è inefficiente, dispendioso e insostenibile dato l’enorme debito pubblico e la crisi che va erodendo anche la base contributiva “consolidata”, quali , quanti e dove tagliare i servizi? A questa domanda è chiaro che non si può rispendere in modo indifferenziato nè con “tagli lineari”. Né tanto meno si dovrebbe bluffare, alzando all’ennesima il costo dei servizi sia attraverso l’aumento delle tariffe, sia attraverso la rarefazione dell’offerta e la pressione al ricorso al privato, sia attraverso l’aumento dell’imposizione locale, sia attraverso privatizzazioni di settori fondamentali dell’approvvigionamento idrico e energetico lasciate libere di imporre i propri monopolistici balzelli, sia attraverso l’ennesima alienazione di un patrimonio pubblico che di quei servizi dovrebbe costituirne risorsa. Ma è invece è proprio questo che si va delineando. Anche perché tra i tanti problemi connessi , la scarsissima conoscenza della realtà socio-economica amministrata (vogliamo parlare degli ISEE gli indicatori economico sociali che danno diritto alla riduzione delle tariffe?), l’inesistente intercambio di informazioni tra l’amministrazione e gli “amministrati ,la persistente inesistenza dei controlli e delle sanzioni, rendono nei fatti quanto mai avventurosa questa nuova versione di welfare. Né il tutto può essere affidato alla vendetta postuma del voto in caso di clamorosa debacle. Che nel caso,per il cittadino, più che di rimedio si potrebbe parlare di accanimento. Né sembrano praticabili neppure quelle possibili rivalse affidate alla class action che, nel caso della pubblica amministrazione vengono opportunamente emendate del risarcimento dei danni, tanto che a un anno dal varo della legge, risultano perseguite solo un paio di azioni legali. Quindi, la povera cittadinanza , al momento sembra completamente deprivata degli strumenti costituzionali con i quali concretizzare la sua sussidiarietà e, con essa , i suoi interessi ad una buona amministrazione. Rappresentanze politiche e lobby economico finanziarie restano quindi i veri depositari della partita. Senza nascondersi dietro un dito, qualsiasi approfondimento serio della realtà della Pubblica Amministrazione, dovrebbe partire da questa santa alleanza che da sempre governa modalità organizzative e scelte strategiche dell’agire amministrativo . Alleanza non soggetta a controlli se non di qualche sporadica attenzione della Corte dei Conti e dell’autorità giudiziaria. Se ne potrebbero trovare le tracce nei bilanci delle P.A. se non fossero secretati sul dettaglio dei vari impegni di spesa. Alleanza che fa retrocedere sullo sfondo tutti gli interessi più diffusi ma più frammentati e assimilabili a compagini elettorali da blandire solo nei momenti canonici .Non se ne adombrino quegli amministratori che cercano di fare del loro meglio. Sanno benissimo, come i loro meno scrupolosi colleghi, quanto ferree siano le leggi spartitorie che sovraintendono agli appalti e alle forniture e quanto sempre meno resti in cassa per cercare di far fronte contemporaneamente ai debiti e alle spese. Il fatto non è nuovo. Ma di nuovo c’è che l’attuale situazione economico finanziaria del Paese presenta aspetti di distorsione e debolezza strutturale tali da esigere riforme che rimandano automaticamente a elementi innovativi e postivi .Il problema è capire quanto tali riforme siano compatibili col perpetuarsi degli interessi tipici dei due soggetti. Tenuto anche conto del fatto che ,in epoca di crisi economica e di grande concorrenza internazionale, la Pubblica Amministrazione diventa quanto mai appettibile per le lobby economico finanziarie sia come mercato protetto, sia come produzione monopolistica di servizi, sia come pagatrice di cedole sul debito pubblico. II cultori della materia amministrativa penseranno che si stia debordando dal tema. Ma per comprendere di quale amministrazione stiamo concretamente parlando ci sembra doveroso far riferimento al perno principale intorno al quale l’amministrazione ruota e si assesta . Solo a partire da questo potremmo cercare di capire il futuro della Pubblica Amministrazione . Per quanto riguarda il presente, ancora immerso nel guado della Riforma, proprio il Ministro Brunetta che nient’altro poteva vantare, se n’è uscito da ultimo con la stima di 300.000 dipendenti pubblici in meno nei prossimi 5 anni , che non si devono alla sua strombazzata legge ma agli interventi decisivi delle finanziarie e manovre taglia contratti e posti di Tremonti. Sul merito, illuminante l’articolo di Federico Fubini ( Corriere della Sera del 29 ottobre scorso) che , tra l’altro rileva : “I dipendenti pubblici di Sua Maestà sono quasi sei milioni, quelli dell'Italia tre e mezzo, meno anche dei circa cinque milioni della Francia . Il debito pubblico ha iniziato a far paura a Roma prima che altrove e le conseguenze si riflettono sul numero di buste paga: secondo l'Ocse, l'Italia è il Paese del club delle democrazie ricche nel quale la quota di statali sulla popolazione è scesa di più in dieci anni. La liberista Gran Bretagna è quella in cui è salita di più, perché non tutto è come sembra: il costo dei dipendenti pubblici di Londra in rapporto al pil ha superato quello dell'Italia da anni. “ Per ogni cento bambini in età pre-scolare in Italia ci sono dieci addetti pubblici che se ne occupano, in Francia sono 28 e in Gran Bretagna sono 50. Con conseguenze ovvie, nota il presidente della Cassa depositi ed ex ministro della Funzione pubblica *: «Più nascite, meno declino demografico, madri che lavorano e più crescita economica». In Italia in alcuni settori il personale statale può ridursi, aggiunge Bassanini, ma non alla cieca. In fondo la prossima tappa delle storie parallele Roma-Londra è proprio qui: in Italia il vecchio debito pubblico ha atrofizzato il welfare, Oltremanica il nuovo debito accumulato con il crac finanziario lo smantella . I banchieri hanno difeso i loro bonus con i salvataggi pubblici, ma ora i sussidi ai disabili saranno dimezzati. «A volte vanno salvati i colpevoli per proteggere gli innocenti - ammette Frieden - ma i problemi di bilancio c'erano da prima». Cameron risponde a questo dilemma morale con la «Big Society», sintesi di volontariato e società civile in aiuto dei deboli, e Bassanini sottolinea che lui l'ha portata in Italia nel '97-2001: da noi si chiama terzo settore, sussidiarietà. Ma basta? Fin qui il sostegno dei più deboli si è fatto con il welfare in Europa e con i subprime in America, replica Frieden. Entrambi ora sono alle corde. Ma per la «Big Society», Frieden più che un'analisi ha un augurio: «Good luck». Per quanto ci riguarda, riteniamo che non saranno sufficienti gli auguri o gli scongiuri. Molto più prudente ed avveduto sarebbe che le persone di questo paese, classificate come popolazione, cittadinanza, elettorato…si, le persone di questo paese , facessero maggiore appello alle loro risorse di intelligenza, di dignità, di onestà e buona volontà per cercare di garantirsi ancora quel welfare sul quale sono innestati il soddisfacimento dei bisogni primari, la coesione delle comunità e in ultima analisi, buona parte della democrazia. Sul come farlo, è un altro discorso che non può essere affrontato qui se non per la quota parte che riguarda questa associazione che nel , nel suo piccolo, lo sta gia facendo. * Carlo Bassanini
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La P.A. che da sempre non gode di buona salute , sta rischiando il collasso nel tentativo di trovarsi una nuova identità adatta alle mutate condizioni del Paese . Nel frattempo l’intero quadro di riferimento normativo è ormai così squinternato da non sapere più dove poggiare i piedi.




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Wire Grid Panel (www.aceally-rack.com/Wire-Grid-Panels-c14.html)
Foldable Container (www.aceally-plastic-products.com)
relief carvings (www.ustarstone.com)
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