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L' inchiesta: Derivati, Comuni in rosso Debiti per 27,2 miliardi

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Giovedì 10 Settembre 2009 20:19

tasche_vuoteE da un bel pò che non sentivamo parlare dei debiti dei Comuni su derivati. Per chi non lo avesse letto, ci pensa Sergio Rizzo sul Corriere della sera  del 9 settembre, a rinfrescarci la memoria.

Se avete problemi nei vostro Comuni a farvi pagare anche  quei quattro soldi del rinnovo contrattuale o se vi è stata improvvisamente sospesa anche l'elemosina dell'indennita' di funzione, forse la spiegazione potreste trovarla qui.

 

 Le amministrazioni e gli effetti della finanza «creativa».

L’allarme era stato già lanciato dalla Corte dei conti

ROMA — C’è stato perfino chi ha comprato dalla banca un derivato facendosi consigliare dal funzionario della stessa banca. Lo ha fatto cinque anni fa, per esempio, il piccolo comune di Valledoria, 3.713 anime in provincia di Sassari. Esponendosi, manco a dirlo, al rischio di rompersi l’osso del collo, con una perdita potenziale di 269 euro per ogni cittadino. Ma non è stato certamente l’unico a prendere una toppa simile grazie ai derivati. Ne sa qualcosa Marta Vincenzi, sindaco del più grande e attrezzato Comune di Genova, che ora minaccia di chiedere i danni a chi le ha fatto trovare nel bilancio comunale una bomba innescata che potrebbe provocare un buco monstre da 24 milioni di euro. A dimostrazione del fatto che nonostante il calo dei tassi, le contromisure che gli ultimi due governi hanno messo in campo, e gli allarmi lanciati anche dalla Banca d’Italia di Mario Draghi, la febbre dei derivati è dilagata da Sud a Nord come la nuova influenza. Mietendo vittime senza distinzione alcuna.

Qualche mese fa la Corte dei conti, in un rapporto rimasto sostanzialmente ignorato, ha tracciato un quadro devastante. I Comuni che hanno contratti con le banche potenzialmente tossici sono 737. Oltre a 40 Province e 13 Regioni. Il debito complessivo dei Comuni con i prodotti derivati è di 27,2 miliardi: 1.429 euro per ognuno dei 19 milioni 75.781 abitanti compresi in quei territori. A precisa richiesta, il 52,5% di quegli enti locali, vale a dire 387 su 737, ha risposto che a luglio dello scorso anno ipotizzava di subire perdite. Poca roba, per i 7 milioni 81.940 abitanti dei Comuni che rischiano: 69 milioni in tutto. Un euro ciascuno. Ma siccome è una previsione degli stessi Comuni, è chiaro che si tratta di una cifra ampiamente sottostimata. Due mesi fa il presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro, ha spiegato che con l’introduzione dei derivati nella finanza locale si è registrato su una massa di debito di 5 miliardi un maggiore costo di 126 milioni.

Alla fine di luglio, inoltre, si è conclusa l’inchiesta della magistratura sui derivati stipulati dal Comune di Milano con quattro banche (Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa): l’ipotesi è che il Comune ora guidato da Letizia Moratti ci abbia rimesso 100 milioni. Un’ottantina di milioni sarebbe costata invece alla Regione Lombardia di Roberto Formigoni, secondo un altro filone di quella inchiesta, un’operazione in derivati conclusa con Ubs Warburg e Merrill Lynch. Ben 62 Comuni veneti avrebbero già lasciato sul campo dieci milioni. Soltanto nell’ultimo anno la Guardia di finanza ha aperto 24 indagini su 9,1 miliardi di euro di derivati sottoscritti dagli enti locali piccoli e grandi, amministrati tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra. Giulio Tremonti non si è mai mostrato pessimista. «Mi risulta che in questo momento molti Comuni ci stiano guadagnando», ha dichiarato qualche mese fa. Ma non potrebbe essere diversamente. Il ministro dell’Economia conosce bene i termini della questione. È stato lui a bloccare per legge, con la manovra 2009, la possibilità per gli enti locali di ricorrere alla finanza derivata. Una possibilità già introdotta sette anni prima con una Finanziaria firmata dallo stesso Tremonti. Allora si volevano spronare i Comuni a risparmiare sui debiti tutelandosi dai rischi, con precisi limiti: i derivati consentiti erano solo quelli più semplici. Purtroppo, però, le cose sono andate in modo differente. Molti Comuni hanno usato i derivati per imbellettare i conti con gli incassi dei cosiddetti upfront (le somme che le banche versano immediatamente al momento della stipula del contratto) e scaricare sulle future gestioni le perdite, grazie all’allungamento delle scadenze dei debiti così rinegoziati. Spesso per ignoranza molti sindaci si sono fatti convincere dalle stesse banche a stipulare sofisticatissimi contratti, rivelatisi poi esplosivi per le casse municipali. Il gioco dei tassi, poi, si è rivelato un’altalena davvero micidiale.

Nel giro di un anno e mezzo, fra il 2000 e il 2002 la Regione Liguria ha trasformato un mutuo atasso variabile in tasso fisso (con derivato Merrill Lynch) e poi di nuovo in tasso variabile (con derivato Nomura), con una esposizione al rischio che la Corte dei conti ha definito in una relazione di due settimane fa «significativa». Con un’operazione di «interest rate swap con vendita di opzione digitale» per 38 milioni stipulata il 28 febbraio del 2007, servita a sostituire un tasso fisso con un tasso variabile, il Comune di Marsala ha rischiato di perdere 2,3 milioni. Ma rischi di questa entità sono frequentissimi, soprattutto al Sud. Sempre la Corte dei conti ha rivelato in una recente relazione che nei conti del Comune di Ariano Irpino potrebbe ballare un milioncino di euro a causa di un contratto con derivato rinegoziato nel 2004 con la Bnl. Incompetenza, innanzitutto. Ma anche superficialità. E in molti casi una certa dose di spericolata furbizia: per non dire altro. Le cause sono le più varie. Nel rapporto di qualche mese fa i magistrati contabili hanno stilato un elenco sorprendente. Banche scelte senza «alcuna procedura selettiva», consulenti individuati fra gli stessi dipendenti della banca con cui veniva stipulato il contratto, clausole capestro. Addirittura, scrive la Corte dei conti, «in alcuni casi si è riscontrato che il rapporto contrattuale era regolato da una giurisdizione diversa da quella italiana (inglese)». Da non crederci: nel caso di controversia si deve andare da un giudice a Londra. La Regione Calabria ha in essere nove contratti di derivati, che a metà ottobre 2008 avevano prodotto perdite teoriche di 57 milioni 143.897 euro e 93 centesimi, tutti rigorosamente scritti in lingua inglese. Anche quelli (quattro) stipulati con l’italianissima (prima che venisse acquisita da Bnp Paribas) Bnl.

Sergio Rizzo

(corriere della sera - 9 settembre 2009)

 

Commenti 

 
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0 #4 JONE 2011-06-11 05:39
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0 #3 INeuropa 2010-09-09 20:30
notizia tratta dal portale Indymedia al link:

http://piemonte.indymedia.org/article/9875

DERIVATI-NOMURA: Ecco come t’hanno (s)venduto il debito dei Genovesi.

Anatomia di una truffa: “Strategia Finanziaria per l’accesso al mercato internazionale dei capitali e la gestione attiva dell’indebitame nto”.

E’ il semi-suggestivo titolo del dossier di presentazione di NOMURA INTERNATIONAL plc alla Regione Liguria. Nomura è la merchant bank giapponese che s’è candidata come advisor di riferimento per la gestione del debito, a vari organismi governativi, enti pubblici, agenzie internazionali, aziende ed istituzioni finanziarie. Le brochure degli analisti dei figli del sol levante riescono quasi a sorprendere per il livello di demenziale pornografia finanziaria: “rinegoziazione attiva dell’indebitame nto”, “ristrutturazio ne del debito e rifinanziamento attraverso strumenti derivati e cartolarizzazio ni”, “strumenti finanziari per l’ottimizzazion e del profilo degli esborsi di cassa”, “rimodulazioni attraverso operazioni e contratti swap” …

Grazie a Nomura la Liguria è diventata un “case study” (insieme a Marche, Piemonte e tante altre regioni italiane).

Ora però quelli che sono stati rapinati/raggirati non sono dei miliardari che se la sono andata a cercare (e forse se lo meritavano anche come nel caso Maddoff). Tra le vittime sono finiti tutti i cittadini. Quindi il fisco, lo Stato.

Cose del genere non possono accadere senza complicità e connivenze ad un certo livello. Ritorna un po’ il teorema ropponiano: “chi detiene posizioni di vertice non può non sapere… è assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che una frode del genere sia posta in essere senza che i dominus ne siano a conoscenza e l’ accettino”.

Quindi mi domando (e vi risparmio domande del cazzo tipo”ma perché chi doveva vigilare non l’ha fatto?”):

Quanta grana è girata nelle tasche

di alcuni ben determinati soggetti? . . . . . . . . . . . . . . . . . . (Tanta, tanta).

Chi c’è dietro queste frodi?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (Tanti, tanti).

Quante persone ne pagheranno le spese? . . . . . . . . (Tante, tante).

Quanto ci/Vi costerà? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (Tanto, tanto).
Citazione
 
 
0 #2 Vincenzo 2009-09-28 21:47
Si, nel mio Comune non ci pagano nemmeno più l'indennità i 300 euro che prima ci davano per l'indennità di responsabilità di cat. C. Dicono che non hanno soldi.Però il motivo, secondo loro è perchè non si paga più l'ICI.
Ma come si fa a sapere se invece il motivo vero è quello che dite voi e cioè che sono troppo indebitati con le banche?
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+1 #1 Guest 2009-09-15 19:44
Io non ne posso più. Ma che senso ha lavorare dentro per queste pubbliche amministrazioni con questi risultati?
Non c'è una lira però continuano ancora a pagarsi stipendi d'oro e a sperperare soldi su cazzate mostruose. E non si vede la fine. Nessuno chiede il conto
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Vi sara' capitato, gironzolando per certe citta' e frequentandone gli uffici pubblici, di avvertire un’aria viziata che non si stempera nemmeno aprendo le finestre. Quel non so che di chiuso, di stantio tipico dei posti trascurati se non in abbandono, malgrado la massiccia frequentazione e l‘affannato affaccendarsi. Qualcuno se ne sara' accorto tornando dall’estero e rimarcando la differenza di ossigenazione al suo rientro ...