IL PIANTO ORGANICO DEL COMUNE DI ROMA - Come far finta di organizzare e valutare il personale. |
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| Giovedì 14 Gennaio 2010 19:33 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Il Comune di Roma ha confezionato un bel pacchetto natalizio per i suoi dipendenti e per i suoi cittadini approvando il 22 dicembre il nuovo sistema di classificazione del personale non dirigente 2010-2012.Come al solito, le premesse suonano armoniche come l’ouverture di una sinfonia :
- “il processo di rideterminazione della dotazione organica deve costituire il presupposto propedeutico ad un’adeguata pianificazione sia occupazionale che di sviluppo e valorizzazione delle professionalità già presenti all’interno dell’ Ente”; - “assume rilievo sempre più strategico assicurare la massima valorizzazione del patrimonio di esperienza professionale acquisita dal personale dipendente”.
Accidenti, si sono decisi alla fine! Macchè! Entrando nel merito l’orchestra perde colpi e quello che si prospetta nel “nuovo sistema di classificazione” per la riclassificazione del personale si trasforma in note stridenti e in suoni incomprensibili. Manca infatti completamente, come al solito, lo spartito e cioè l’analisi delle competenze svolte all’interno delle cosiddette “famiglie professionali“ cosi individuate:
Se andiamo a vedere cosa succede in queste “famiglie viene fuori che:
- i profili professionali di categoria B sono praticamente scomparsi;
- nella categoria C dove si ammassa la maggioranza dei dipendenti del Comune scompaiono invece i profili professionali nella indistinta qualifica di “istruttore amministrativo” e di polizia municipale in compagnia delle insegnanti di scuola dell’infanzia, educatori Asilo nido;
- nella categoria D, miracolosamente, da questa massa bruta, insieme a grigi ed indistinti “funzionari” emergono finalmente gli “esperti”.
E chi sono gli “esperti”? La delibera sostiene che “i caratteri professionali che contrassegnano tale ruolo richiedono la compresenza di ampie competenze professionali, da ampliare, aggiornare costantemente, pertanto la relativa classificazione non potrebbe mai essere esaustiva, se non nell’ambito dello specifico curriculum professionale”
Bene: ma chi si è preso la briga di andare ad analizzare gli specifici curricula professionali dei dipendenti del comune di Roma per capire chi può rientrare in questo profilo?
I dirigenti del Comune? Figuriamoci! I sindacati? Peggio che andar di notte!
E allora da quale cilindro escono gli esperti di gestione delle entrate, quelli del controllo di gestione, di pianificazione urbanistica, di merceologia delle derrate agroalimentari?
E come mai in interi settori professionali quali il demografico, il commercio, i tributi, gli educatori le “ampie competenze professionali, da aggiornare costantemente” insite nello specifico curriculum professionale non vengono minimamente prese in considerazione da nessuno? Come mai questi sono “inesperti” sic et simpliciter?
Noi che come Associazione abbiamo cominciato a monitorarli, a partire dagli ufficiali d’anagrafe e stato civile, di esperti ne abbiamo trovati, eccome! Ma né amministratori, né burocrati né sindacalisti hanno accordato la minima attenzione.
E quello che non rientra nelle misteriose logiche della trattativa va a farsi fottere oppure va dal magistrato, dove infatti stiamo andando.
Vengono invece soppressi profili professionali mai decollati relativi ad esperti in project financing, programmazione progettazione comunitaria, organizzazione e sviluppo delle risorse umane, di semplificazione amministrativa e analisi di impatto della regolazione, diritto ambientale, sicuramente di grande valore innovativo e strategico. Come mai? Eppure sarebbero necessari come il pane dato il macigno dei debiti da derivati, i complicati sistemi di valutazione del personale sempre più richiamati dalle leggi, la necessaria attivazione del controllo strategico. Evidentemente per il Comune di Roma queste non sono questioni serie. Ci si regola altrimenti. E ci preoccupa molto.
Altre figure professionali come i sociologi, gli psicologi e i pedagogisti vengono invece definite “ad esaurimento”? Come mai? Non vanno più di moda a Roma Capitale. Non sono abbastanza “trendy”? Vanno esternalizzati? E perché proprio loro? chi lo capisce? Chi lo spiega? Chi ne chiede conto?
D’altra parte, la dotazione organica, cioè i relativi numeri offrono spunti comici: 10 esperti di gestione delle entrate, 30 per il controllo di gestione, 4 per il controllo sulle aziende e partecipazione, 8 per la valutazione dell’impatto socio economico delle politiche e Misurazione dell’efficacia?!! Stiamo parlando del Comune di Roma, il più grosso d’Italia!
In compenso si largheggia con 126 funzionari dei processi comunicativi, 250 esperti sviluppo servizi informatici, 3.000 funzionari di polizia municipale (dove si concentra l’ intellighenzia), 213 funzionari di biblioteche, 280 funzionari dei servizi educativi.
Chissà perché in questi ambienti riconoscimenti di competenze e dotazione organiche si sprecano e in altri, altrettanto o forse anche più competenti e responsabilizzati ci si limita a riconoscimenti omeopatici o completamente negati.
Se dobbiamo giudicare il funzionamento del Comune di Roma da questo tipo di programmazione delle risorse umane, ne esce un quadro sconfortante, senza capo né coda. Pianificazione? Di che? Parliamo piuttosto di squallide pratiche clientelari che come al solito spingono avanti questo o quel settore di maggiore interesse sindacale, questo o quel personaggio più o meno “ammanicato”. E anche della tragica carenza della figura professionale degli “esperti” tra i dirigenti, gli amministratori e i sindacalisti abituati da sempre a non sudarsi troppo il pane. Alla fine, confezionata col suo elegante logo, protocollata e numerata anche questa fa la sua bella figura di “deliberazione n. 422”.
Ma, per favore, non chiamatelo “sistema di classificazione del personale” perché fa ridere o piangere a secondo dell’umore.
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