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Al Comune di Milano rinvii a giudizio per quattro banche e l’ex Direttore Generale. Al Comune di Roma bocche cucite e rifiuto di accesso agli atti a Federconsumatori e Antigene che ne hanno fatto richiesta da ottobre 2009.
E per il ripiano del debito si vogliono vendere strutture e aree militari di altissimo pregio storico e ambientale.
E’ di questi giorni la notizia stampa del rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni del Comune di Milano di quattro banche e dell’ex Direttore Generale del Comune, Giorgio Porta e un consulente, Mauro Mauri, acquisito come “esperto per la rinegoziazione del debito comunale”.
L’accusa mossa alle banche si riferisce a contratti swap per un valore complessivo di 1,68 miliardi posti in essere per ricontrattare il debito in termini che avrebbero dovuto essere più vantaggiosi per il Comune. In realtà, sostiene il Giudice per le indagini preliminari, i costi di chiusura dei precedenti prestiti e i profitti illeciti allestiti dalle banche come costi di intermediazione o di “commissione”(lievitati fino a 100 milioni di euro ed ora sequestrati), si sono rivelati assolutamente più svantaggiosi per le casse comunali. L’intera operazione sarebbe stata concordata con l’assenso e con il complice silenzio sui profitti illeciti delle Banche dei due dipendenti comunali.
Prendiamo atto della notizia che ci viene evidenziata dalla stampa come “il primo caso in Italia e forse al mondo di un processo penale per truffa ai danni degli enti pubblici commessa da istituti di credito”.
Però, a fronte di queste notizie, comincia ancor di più a preoccuparci il silenzio adottato dal Comune di Roma che sui derivati risulta ben più indebitato del Comune di Milano con la bella cifra di 3, 500 miliardi di euro.
Federconsumatori Nazionale ed Antigene che ad ottobre 2009 avevano presentato richiesta congiunta di accesso agli atti relativi ai contratti swap sottoscritti dal Comune di Roma (richiesta rinnovata a gennaio di quest’anno), si sono visti opporre dal Comune un sostanziale silenzio di tomba.
Si tratta di un fatto inquietante, non solo per il venir meno di quella trasparenza tanto decantata ma nei fatti poco praticata. Quello che inquieta di più in questa vicenda è che il Comune di Roma, ad oggi, non è ancora riuscito ad approvare il bilancio preventivo 2010 dato che ancora mancano all’appello i finanziamenti statali per il ripiano annuale del debito.
"Con il D.L. 2/2010 è stata approvata la cosiddetta “norma salva Roma” il cui debito complessivo è stato calcolato in 9,6 miliardi di euro. " (Fonte: Marsilio)
I commi da 6 a 8 , recanti modifiche alla legge finanziaria 2010 prevedono una modalità del tutto speciale di ripiano di questo enorme debito per cui:
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tutte le obbligazioni poste in essere fino al 28 aprile 2008 rientrano in una gestione separata attribuita al Commissario straordinario del Governo;
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per l’anno 2010 è disposto un contributo di 600 milioni di euro , i cui 100 milioni per il Comune di Roma e 500 milioni per il piano di rientro dell’indebitamento;
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tali finanziamenti saranno resi disponibili mediante l’attribuzione di una corrispondente quota dei fondi comuni di investimento immobiliare promossi d’intesa col Ministero della difesa mediante il trasferimento di immobili non più a uso militare situati nel territorio romano.
Sul Sole 24 ore, pagina di Roma, del 16 dicembre 2009, era stato pubblicato un primo elenco delle caserme dismissibili dell’Esercito a Roma. Si tratta di aree pregiate, comprendenti un centinaio di ettari di strutture militari e di aree verdi collocate alcune al centro storico, altre in zone periferiche della città ad altissima densità abitativa e carenti di parchi e servizi pubblici. Tant’è che queste strutture da anni sono fatte oggetto di richiesta di fruizione e di valorizzazione pubblica da arte degli abitanti dei quartieri e delle loro associazioni. Sembra invece che siano destinate al ripiano di un debito che per il Comune di Roma si proietta fino al 2048.
A fronte di procedure così anomale, che rischiano di penalizzare i cittadini sottraendo nello stesso tempo risorse finanziarie e pubblici servizi, la nostra richiesta di accesso agli atti diventa ancora più pressante. Siamo certi che questi contratti, al contrario di quelli del Comune di Milano siano stati stipulati con la più grande perizia e cautela. Anche perché i contratti swap del Comune di Roma, furono sottoscritti con la consulenza di Fabrizio Ghisellini autorevole dirigente del Ministero delle Finanze, prestato per l’occasione al comune capitale.
Ma allora, perché Il Comune di Roma non fornisce risposta alla nostra richiesta di accesso agli atti?
Le nostre Associazioni, nell’ambito delle finalità istituzionali indirizzate alla tutela dei cittadini ed in relazione alle vigenti disposizioni normative relative alla trasparenza dell’attività amministrativa ed all’accessibilità degli atti delle Amministrazioni, hanno pieno di diritto di accedere a queste informazioni che altri Comuni hanno fornito senza opporre né silenzio né rifiuto. Ci risulta infatti, per fare soltanto un esempio, che dei propri contratti swap il Comune di Venezia non abbia fatto mistero, tanto da aver pubblicato le informazioni relative ad essi sul suo sito internet. Ci risulta anche, che, come il Comune di Milano, la Regione Puglia e molti altri Comuni italiani stiano cercando di correre ai ripari per difendere i loro bilanci disastrati da contratti che per molti si stanno rivelando come vere e proprie bombe in grado di dissestare i pubblici bilanci per decenni. Perché su questi contratti gli Enti locali si comportano in modo così diverso fra loro?
Sembra poi che al riguardo ci sia da registrare un certo nervosismo anche in sede E.U. Di recente il Commissario agli Affari economici e monetari Rehn rilevava la necessità “di far luce su tutte le operazioni swap, non solo di quelle greche” per cercare di capire se i derivati siano stati costruiti in modo da offuscare il reale stato dei conti pubblici oppure no. Sarebbe necessario capire tutto ciò meglio ed al più presto per non rischiare di accorgersi troppo tardi dello stato reale dei conti pubblici.
Cominci il Comune di Roma a dirci una buna volta, in maniera chiara , quali costi stanno pagando i cittadini in termini di tagli di bilancio per servizi ed infrastrutture o i contribuenti per “il piano di rientro dal debito”. Ci garantisca l’immediato accesso agli atti senza costringerci a ricorrere alla Magistratura ed alle Autorità amministrative di controllo per conoscere quello che dovrebbe essere da tempo di pubblico dominio.
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