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E’ finita l’epoca delle vacche grasse. Molti di noi non se ne erano accorti proprio accorti di vivere in tale abbondanza. E invece veniamo a sapere di aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità. I tanti che da sempre tirano la cinghia non riescono a capire di che cosa si parli. Ma non fa niente: dopo decenni di musica sparata a tutto volume sul cammino radioso in Europa, sul fortunato mondo della globalizzazione, sull’onnipotenza del consumo a saldo posticipato, adesso si intona l’inno al sacrificio.
E quando si parla di sacrifici, soprattutto quelli che non hanno partecipato all’abboffata, è bene che drizzino le orecchie perché gli arriverà a casa il conto da pagare.
Noi ci occupiamo di Pubblica Amministrazione e in specifico di Enti e di Servizi Locali. Da anni seguiamo, nel silenzio generale, con crescente apprensione dall’interno della P.A. le politiche di:
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sprechi di risorse finanziarie (vedi progetti demenziali finanziati con fondi europei );
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finanze “derivate” a ricontrattazione di debiti già onerosi e moltiplicati su “costi occulti” e interessi vertiginosi, con creativa dissennatezza, a benificio di banche e speculatori finanziari che risultano ormai essere i veri gestori dei bilanci pubblici;
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rigonfiamento di partite di entrata inesigibili finalizzate solo a contabilizzare in bilancio residui attivi inesistenti;
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partite esattoriali gestite da strozzini autorizzati al prelievo del 30% sul riscosso, in buona percentuale nemmeno versato nelle casse pubbliche;
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gestioni oscure, inefficienti e parassitarie di interi settori legati ai trasporti pubblici, alla gestione dell’acqua, dell’elettricità, del gas, della nettezza urbana, del suolo;
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distribuzione di prebende clientelari in allegre consulenze, collaborazioni e incarichi esterni;
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elargizione elettorale “del posto fisso ” a prescindere dal reale utilizzo
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moltiplicazioni delle “direzioni”, “dirigenze”, P.O. e dei loro appannaggi scollegate da ogni criterio di corrispondenza economica e funzionale e di possibile tenuta finanziaria;
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totale mancanza di controlli di gestione sui costi, sull’efficienza, sull’utilità;
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totale impunità sui continui danni in disservizio, in spreco ed inefficienza sull’utilizzo delle risorse umane e finanziarie;
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continui e dissennati sprechi di risorse strumentali acquistate ed accantonate senza costrutto, al solo fine di implementare la voce di bilancio “spesa corrente” con affidamenti diretti e gare “truccate”
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pubbliche amministrazioni in mano a consorterie di malaffare infiltrate da criminalità organizzata nell’edilizia, nel ciclo dei rifiuti, nell’agro alimentare, nella sanità, nel commercio, nei trasporti, nella gestione delle risorse ambientali, storiche e culturali specie del centro-sud;
Un libro degli orrori mai scritto e documentato, se non da qualche episodica sentenza della Magistratura e della Corte dei Conti ,debitamente oscurato dai media e sprezzantemente ignorato o sottaciuto dalle aule di pubblica rappresentanza.
Quelli tra noi che si sono trovati negli anni a rilevare un simile andazzo, sono tutti andati a gonfiare le file dei mobizzati, degli estromessi, dei disturbatori dei manovratori, ridotti al silenzio ed isolati anche dai tanti censori a chiacchiere del pubblico disastro.
E adesso, prevedibile da anni, ma mai contrastato, arriva il disastro.
Le cifre del debito pubblico in percentuale sul PIL sono da rabbrividire:
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2009
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2010
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2011
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115,60%
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121,40%
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125,70%
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E’ questo il conto che va saldato e non è nemmeno quello definitivo. Potrebbe lievitare ancora di più a breve fino a cifre da dafault.
Cifre che vanno a calarsi su una crisi economica strutturale che non lascia sperare possibilità di ripresa a breve, in riconversione di apparati produttivi compatibili con la globalizzazione della produzione delle merci e del mercato e della sua agguerrita concorrenza.
Cifre che sarebbe ora di documentare senza le continue reticenze ed omissioni sul reale stato delle finanze pubbliche, anche a proposito di quella zona ancora molto grigia relativa ai debiti da derivati contratti dagli Enti Pubblici.
Cifre da opporre alla sequela di pseudo innovatori della Funzione Pubblica che anche a fronte dell’ormai conclamato disastro dei conti pubblici, continuano, in modo penoso ad autoassolversi e ad autocompiacersi per riforme inesistenti.
Ma, dato il precipitare degli eventi, diventa ogni giorno più urgente capire come contenere i danni perché il conto da pagare è enorme e già si comincia a capire chi sarà chiamato a saldarlo. Temiamo purtroppo che le misure contenute nella manovra finanziaria relativa al blocco dei contratti e del turn over dei dipendenti pubblici e ai tagli generalizzati sui trasferimenti alle Regioni e alle Autonomie Locali, siano solo le prime avvisaglie .
Ma, se la riduzione della spesa pubblica è obbligata dai fatti, individuare e tagliare gli sprechi, le inefficienze, le vere e proprie truffe impunemente e continuamente messe in opera a danno delle risorse e delle finanze pubbliche, l’enorme evasione ed elusione fiscale e contributiva (quella si da paese di cuccagna) non può più essere solo un esercizio retorico.
Se finora è stato possibile contare sulla generalizzata omertà dei dipendenti pubblici acquisita col ricatto dell’estromissione e dei piccoli favori, questo terreno risulterà a breve eroso dai drastici provvedimenti “a risanamento” che incombono.
Ci chiediamo se sarà ancora una volta possibile ridurre salari e pensioni già all’osso, svendere ai soliti orridi trafficanti, ancora una volta il patrimonio pubblico, lasciando sussistere l’enorme rendita parassitaria e di malaffare che continua imperterrita la sua opera di distruzione delle risorse necessarie alla salvezza delle nostre comunità.
Ci sembra, quindi, quanto mai necessario proseguire nel tentativo di alleanza per la quale siamo nati come Associazione: tra quei dipendenti pubblici interessati ad una reale riforma degli apparati che vada a tagliare dove c’è davvero da tagliare e i cittadini utenti e contribuenti interessati a servizi efficienti e non taglieggiati dalle tante camarille pubblico-private. Dato che dovrebbe ormai risultare un po’ più chiaro a tutti che senza un reale, radicale e tempestivo cambiamento del suo modo di amministrarlo, questo Paese è destinato a un definitivo e drammatico declino. E che nessuno, rispetto a quello che si profila all’orizzonte, può pensare di cavarsela ancora una volta da solo, ricorrendo all’ennesima “furbata”. E’ tempo di prendere atto che anche i rubagalline, alla fine, sono solo polli da spennare fino all’ultima penna.
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